​Narcisismo Overt e Covert ​La grandiosità che urla, la fragilità che tace



 

​Narcisismo Overt e Covert

La grandiosità che urla, la fragilità che tace

Oltre i luoghi comuni: comprendere le due forme del narcisismo patologico

A cura di Manila Scaramella

​Il narcisismo patologico rappresenta una delle configurazioni di personalità più complesse descritte dalla psicologia clinica contemporanea. Nel linguaggio comune, il termine viene spesso utilizzato in modo improprio per indicare egoismo o semplice mancanza di sensibilità; in ambito scientifico, tuttavia, definisce un funzionamento profondo dell’identità e della regolazione dell’autostima.

​Nel DSM-5-TR, il Disturbo Narcisistico di Personalità è inserito tra i disturbi del Cluster B e descritto come un pattern pervasivo di grandiosità, bisogno di ammirazione e difficoltà nel riconoscere in modo costante i bisogni emotivi altrui. Ciononostante, la categoria diagnostica descrive soltanto la superficie di una struttura psicologica ben più articolata.

​Il narcisismo overt: la grandiosità visibile

​Il narcisismo overt ne costituisce la variante più manifesta. Il soggetto appare sicuro di sé, dominante, competitivo e fortemente orientato alla tutela della propria immagine pubblica. Tale ostentata sicurezza esterna, tuttavia, non corrisponde a una reale stabilità intrapsichica.

​La letteratura clinica evidenzia come questa configurazione funzioni primariamente quale struttura difensiva: una "corazza psicologica" eretta per proteggere un nucleo fragile, esposto al timore del fallimento, del rifiuto o della svalutazione.

​In questa cornice, le critiche vengono percepite come minacce intollerabili e possono scatenare rabbia, svalutazione dell'altro o chiusura difensiva. Il costante bisogno di ammirazione assume così la funzione di un meccanismo vicario per la regolazione dell’autostima.

​Il narcisismo covert: la grandiosità che non si vede

​Il narcisismo covert, o vulnerabile, risulta meno evidente ma è egualmente rilevante sul piano clinico. L'individuo può presentarsi come introverso, insicuro, altamente sensibile o socialmente ritirato. Sotto questa superficie, tuttavia, si celano aspettative elevate verso se stessi e gli altri, un'estrema ipersensibilità al giudizio e un profondo bisogno di riconoscimento.

​In questa variante, la sofferenza non viene veicolata dalla grandiosità ostentata, bensì da vissuti di vergogna, risentimento, alienazione e dalla pervasiva sensazione di non essere adeguatamente compresi o valorizzati.

​Quando le due forme convivono

​La demarcazione tra fenotipo overt e covert non è mai netta o rigida. Numerosi quadri clinici mostrano una compresenza delle due modalità, con l'individuo che alterna momenti di grandiosità e dominanza a fasi di marcata vulnerabilità, ritiro ed estenuante sensibilità alla valutazione altrui. Questa oscillazione riflette i differenti tentativi di stabilizzare un'identità fragile, strettamente dipendente dalle conferme provenienti dall'ambiente esterno.

​Le origini del funzionamento: tra storia emotiva e regolazione

​Per comprendere appieno la struttura narcisistica, la psicologia dinamica e dello sviluppo sottolinea l'importanza delle prime esperienze di rispecchiamento emotivo. L'equilibrio dell'autostima non nasce in modo isolato, ma si costruisce all'interno delle prime relazioni di attaccamento.

​Quando il bambino viene valorizzato non per la sua individualità autentica, ma per le prestazioni, per l'immagine o per la capacità di soddisfare le aspettative genitoriali, la costruzione del Sé subisce una frattura. Si sviluppa così quello che la letteratura definisce un "Falso Sé": una struttura adattiva pensata per compiacere o dominare l'ambiente, mentre il Sé autentico — portatore di vulnerabilità e bisogni reali — rimane invisibile e inascoltato. Il passaggio all'età adulta trasforma questo meccanismo primario in una costante ricerca di conferme esterne, alimentando la dinamica overt o covert.

​L'impatto nelle relazioni interpersonali: la sfida dell'empatia

​Nelle relazioni affettive e professionali, il narcisismo patologico pone sfide complesse. La difficoltà principale non risiede necessariamente nell'assenza totale di empatia, ma nella sua fluttuazione e strumentalizzazione. La persona con tratti narcisistici può comprendere a livello cognitivo gli stati d'animo altrui (empatia cognitiva), ma fatica a risuonare emotivamente con essi (empatia affettiva) quando questi contrastano con i propri bisogni di conferma.

​Ciò può generare relazioni sbilanciate, in cui l'altro viene percepito non come un individuo autonomo, ma come una funzione di supporto al proprio equilibrio interno. Riconoscere questi snodi diventa fondamentale nei percorsi di consapevolezza e nella pratica clinica, offrendo chiavi di lettura utili a disinnescare circuiti di sofferenza reciproca.

​Il nucleo del narcisismo patologico: la regolazione di Sé e la rabbia anorganica

​Al centro del funzionamento narcisistico non risiede un'eccessiva considerazione di sé, quanto piuttosto l'estrema instabilità dell'autostima.

​In psicologia clinica, quando si parla di regolazione emotiva e dell'identità, ci si riferisce alla capacità della persona di mantenere un'immagine di sé stabile, coesa e positiva di fronte alle difficoltà della vita. Chi possiede una buona regolazione interna riesce a tollerare un fallimento o una critica senza sentire crollare il proprio valore personale. Nella struttura narcisistica, questo "termostato interno" non funziona in autonomia: l'immagine di sé dipende drammaticamente da fattori esterni come l'approvazione, il successo e il prestigio.

​Nel momento in cui questi rinforzi esterni vengono a mancare, la percezione di sé sprofonda drammaticamente. È in questa frattura che possono emergere vissuti laceranti di vuoto, vergogna o rabbia anorganica.

​A differenza della rabbia comune — che nasce come reazione proporzionata a un fatto concreto ed è finalizzata a risolvere un problema —, la rabbia anorganica è un'esplosione emotiva priva di una reale funzione adattiva. È una reazione impulsiva, massiccia e sproporzionata che non mira a chiarire un'incomprensione o a costruire un dialogo, ma nasce unicamente per coprire la spaventosa sensazione di svuotamento e di vergogna causata da una ferita narcisistica. È una rabbia che "distrugge" invece di comunicare, usata come difesa estrema per ricompattare un'identità che sente di stare crollando.

​La prospettiva clinica contemporanea concepisce dunque tale assetto non come un mero tratto caratteriale o una scelta morale, bensì come una complessa e fragile modalità di sopravvivenza psicologica.

​Il rischio clinico e il monito della comprensione

​Il narcisismo patologico, nelle sue componenti overt e covert, non è definibile in termini assoluti come "pericoloso". Ciononostante, l'evidenza clinica sottolinea come la rigidità, la pervasività e la scarsa consapevolezza di tali tratti possano originare condotte e dinamiche relazionali altamente disfunzionali.

​Il punto nodale non riguarda la presunta intenzionalità del soggetto, ma la natura del suo funzionamento interno: la compromissione nel riconoscere l'altro come centro autonomo di esperienza, la dipendenza dall'immagine e l'oscillazione tra idealizzazione e svalutazione.

​Mentre nel narcisismo overt queste criticità sfociano in dinamiche di dominanza, competizione e svalutazione reattiva, nel narcisismo covert le medesime fragilità si manifestano sotto forma di ipersensibilità, risentimento, ritiro sociale e vittimismo. La compresenza delle due polarità nello stesso individuo delinea un quadro clinico plastico, complesso e clinicamente sfidante.

​Il compito della psicologia clinica non è etichettare, bensì comprendere: rintracciare questi schemi permette di individuare le condizioni in cui la sofferenza psicologica rischia di cronicizzarsi. La vera priorità risiede nella consapevolezza: quando l'identità è costantemente subordinata allo sguardo altrui, la minaccia non è di natura morale, ma psicologica — una rigidità strutturale che compromette l'equilibrio della persona e di chi le sta accanto.

​Riflessione personale

​Viviamo in un’epoca in cui giudicare è diventato facile, ma comprendere è sempre più raro. Ho imparato che ciò che appare forte può essere solo una difesa, e ciò che appare fragile può nascondere una complessità profonda.

​Il vero pericolo non è riconoscere gli altri, ma confondere le apparenze e perdere la capacità di vedere ciò che si muove dietro le maschere. Questo non è un invito a giustificare comportamenti dannosi, ma un monito a non semplificare ciò che è umano. Perché quando smettiamo di comprendere, iniziamo inevitabilmente a sbagliare lettura delle persone e di noi stessi.

​Fonti e riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Edizione rivista. Raffaello Cortina Editore.
  • Kernberg, O. F. (1975). Sindromi marginali e narcisismo patologico. Boringhieri.
  • Kohut, H. (1971). Analisi del Sé. Boringhieri.
  • Pincus, A. L., & Lukowitsky, M. R. (2010). Pathological Narcissism and Narcissistic Personality Disorder. Annual Review of Clinical Psychology, 6, 421-446.
  • Winnicott, D. W. (1965). Sviluppo affettivo e ambiente: studi sulla teoria dello sviluppo affettivo. Armando Editore.

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